EDITORIALE GEP del mese di febbraio 2017

Terremoto del centro Italia : Chi e cosa sostenere? Un punto di vista associativo

Sono passati già diversi mesi da quei primi terribili eventi calamitosi che hanno sconvolto il centro Italia e che hanno determinato la morte di 300 persone e la distruzione di interi paesi lungo un’estesa porzione del nostro Appennino centrale. Proprio in quei momenti sono iniziati i numerosi progetti per aiutare i borghi di Amatrice, di Accumoli e Arquata del Tronto, a cui successivamente si sono aggiunti anche i programmi di aiuti relativi al successivo evento del 26 ottobre, con la previsione di adeguati fondi da mettere a disposizione delle popolazioni colpite.

Eppure…. come sappiamo, la situazione è ben lontana dall’essere risolta…..

La domanda che ci perseguita nelle nostre teste da quella triste notte del 26 agosto è sempre la stessa: Cosa possiamo fare per aiutare? Quali sono le aziende locali che hanno bisogno di aiuto per ripartire? Dopo le numerose sollecitazioni ricevute dai soci, riteniamo opportuno rappresentare pienamente il nostro pensiero, riprendendo e integrando i contenuti di una lucida ed accorata lettera scritta da Giorgia Brugnerotto dell’Associazione Postribù di Rieti.

Come sapete, da anni la nostra Associazione G.E.P. frequenta queste straordinarie terre dell’Appennino centrale attraverso escursioni ed una puntuale serie di iniziative nei fine settimana, che hanno avuto il merito di portare tanti cittadini romani a conoscere le realtà naturalistiche e paesaggistiche delle nostre montagne, raccogliendo nei piccoli borghi sparsi, le storie di tantissime persone.

Ed è per questo che in un susseguirsi di amatriciane solidali, collette, raccolte fondi pro terremotati, passerelle mediatiche più o meno mastodontiche, prima di ipotizzare qualsiasi tipo di progetto, volevamo avere un quadro più definito della situazione reale dei territori colpiti, partendo da una mappatura quanto più precisa del tessuto economico locale prima del terremoto, da confrontare con ciò che ne rimane oggi: chi ancora lavora, chi produce, cosa produce.

Tutti questi dati vorremmo recuperarli sul campo: viaggiando di frazione in frazione, chiedendo a chi è rimasto, incontrando allevatori e piccoli imprenditori scampati alla tragedia e che cercano di rimettersi in piedi.

Tutto ciò perché sappiamo che ci sono piccole, piccolissime e medie aziende, gente che ha perso tutto e gente che fortunatamente non ha perso molto. Parallela alla corsa alle donazioni e all’elenco infinito di iban su cui convogliare aiuti economici (destinati a chi? Utilizzati come?) è aumentata la pressante richiesta di prodotti “amatriciani” e “norcini”: tutti a voler comprare pecorino e guanciale per l’amatriciana, insaccati di Norcia, Ciauscolo della Val di Chienti, per sostenere le popolazioni colpite dal sisma.

E siccome in tantissimi ci avete preso come punto di riferimento associativo per verificare sia la veridicità dello stato di bisogno delle aziende, sia per consigli su quali prodotti acquistare, con questa lettera vorremmo pertanto chiarire il nostro punto di vista.

Innanzitutto, occorre precisare che le produzioni tipiche in quelle zone sono davvero limitate. E ciò che è necessario fare è censire le piccole aziende situate nelle campagne delle frazioni intorno ad Amatrice, Accumoli e Arquata, ma anche Valle Castellana, Campotosto, Acquasanta, Montemonaco, Montegallo (e l’elenco sarebbe ancora lungo), che prima vendevano agli abitanti e villeggianti dei Comuni di riferimento, e che oggi si trovano a doversi inventare da zero una filiera di vendita, senza avere in molti casi gli strumenti necessari (il pastore nato e cresciuto in campagna non solo non conosce l’esistenza di una rete di gruppi di acquisto, ma non è capace autonomamente di raggiungerli).

A fianco di questi ci sono le medie aziende, che di danni importanti NON ne hanno avuti, né strutturali né sulla filiera, in quanto erano e sono tuttora inseriti in circuiti proficui di vendita (grande distribuzione organizzata, fiere e mercati, gruppi di acquisto, ecc) e che da questo momento di solidarietà troveranno un importante beneficio economico.

Vorremmo specificare che abbiamo scelto di NON sponsorizzare queste aziende in quanto crediamo sia che possano farcela benissimo autonomamente (basta fare una ricerca in internet e sono tutti bene indicizzati e pubblicizzati), ma – in alcuni casi – anche per dei requisiti di filiera corta e di prodotto 100% locale (per noi fondamentali in quanto indice di una economia sostenibile) che alcune di queste aziende non possiedono.

Occorre tenere conto che le attività locali sono essenzialmente di allevamento ovino e bovino, e con produzioni limitate, per cui c’è davvero da fare una riflessione su chi produce cosa, come, o da dove proviene la materia prima. Sui numeri delle produzioni è importante soffermarsi e farsi due calcoli, se si è alla ricerca di un prodotto davvero locale, perché se parliamo di caseifici che lavorano ogni giorno quintali di latte, o si è certi che alle spalle abbiano numerosi allevatori locali che conferiscono quotidianamente il latte munto, oppure è ragionevole domandarsi se ci sia una integrazione con latte proveniente da fuori (ma si può fare lo stesso discorso per la carne). Se incontriamo in un grande supermercato un formaggio venduto come “a favore delle zone terremotate”, dobbiamo chiederci da dove venga e come sia ottenuto quel latte, visto che le aziende che riforniscono la grande distribuzione organizzata devono disporre di quantitativi di latte tali da non essere congrui con la produzione di un piccolo centro montano o con dei criteri di allevamento etico o sostenibile.

Quello che ora noi stiamo cercando di fare, è immaginare un percorso di ricostruzione e di sviluppo che rispetti la vocazione dei luoghi, il meraviglioso paesaggio naturale, e la fatica di chi ha scelto di restare. Lo vogliamo fare insieme ai produttori rimasti che condividono questa nostra visione e che al momento non sono organizzati per spedire prodotti in tutta Italia, né hanno sufficienti provviste da vendere.

In definitiva, il messaggio che vorremmo darvi è quello di non affrettarvi in donazioni senza criterio o acquisti impulsivi, vi chiediamo di tenere questa spinta alla solidarietà per il postemergenza: stanno già emergendo bisogni di altra natura di una realtà che nei mass media è già caduta nel dimenticatoio, si stanno attivando progetti per la popolazione pensati CON la popolazione e non calati dall’alto, e credo che ci sia più bisogno di questo investimento più razionale e a lungo termine, se vogliamo davvero che il territorio a cavallo tra Lazio, Umbria e Marche, un territorio meraviglioso da un punto di vista naturalistico e paesaggistico, sopravviva allo spopolamento e all’abbandono.

Per chi sceglierà il sostegno sul lungo periodo, anche per contribuire ad indirizzare l’economia che sopravvivrà (e quella che speriamo nascerà) su criteri improntati sulla sostenibilità ambientale e sociale, allora vi chiediamo di sostenere e diffondere il nostro programma escursionistico dell’anno 2017, che avrà il merito di frequentare ancora una volta quei magnifici luoghi, con un rinnovato spirito, perché siamo pienamente convinti che neanche la brutale forza di terremoto può cancellare definitivamente la storia millenaria di tanti piccoli borghi rurali del nostro amato Appennino….